Un personaggio importante di Montone oltre Fortebraccio?

E’ Sant’Albertino. Entrando nella Collegiata, a destra, si trova una grande tela che lo ritrae. Ma chi era Sant’ Albertino? In “castro Montonis”, nel castello di Montone, nasce …

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E’ Sant’Albertino.

Entrando nella Collegiata, a destra, si trova una grande tela che lo ritrae.

Ma chi era Sant’ Albertino?

In “castro Montonis”, nel castello di Montone, nasce nella prima metà del secolo decimoterzo (tra il 1216 e il 1220), Sant’Albertino, in un periodo storico in cui più aspre infuriavano le lotte tra le parti, terminate con la vittoria momentanea dei Guelfi, e che nel 1216 assoggettarono il borgo a Perugia.
Forse fu uno del popolo, un lavoratore della terra, perché a Montone è rimasto ancora sulle bocche del popolo che egli fosse un contadino delle “Palare”, e poi anche il fatto che non abbia un cognome ci fa pensare che fosse proprio un figlio umile del popolo.
Non sappiamo a quale età Albertino si sia fatto monaco, né quale fu il suo primo eremo o monastero.
Forse entrò nel Monastero di Sitria , ricoprendo il ruolo di priore claustrale, per poi passare, per elezione a Fonte Avellana dove venne eletto Priore maggiore (fine dicembre 1260) dai 150 monaci che disponevano di voto. L’Abbazia in quel momento si trovava in una fase di grave crisi nonostante fosse al massimo della sua espansione e potenza, venne chiamato a porre rimedio a tale situazione un uomo che alla ancor giovane età univa anche altre grandi virtù.
I compiti del Priore maggiore erano quelli di far osservare la Regola, le tradizioni, le istituzioni e dirigere l’amministrazione del patrimonio. E’ certo che Albertino, con la sua moderazione e santità, riuscì a riportare la pace a Fonte Avellana.
Di Sant’Albertino è rimasta la collezione delle “carte” del suo trentennale priorato, composta di circa quattrocento documenti originali. Queste “carte” ci informano indirettamente dell’iniziativa del grande Priore, delle idee e principii che ispirarono la sua azione.
In tutto il periodo albertiano l’assenza del ricorso alla giustizia ordinaria e la ricerca della composizione delle liti fu una costante di Fonte Avellana: difendere i propri diritti senza sottoporsi al giudizio dei magistrati imperiali.
Fonte Avellana riuscì sempre a rifiutare il contrasto con le popolazioni, garantendo una migliore condizione economica, per una esistenza più degna di quella imposta con la forza e l’arbitrio dai signori alle generazioni precedenti. Albertino si trovò ad affrontare situazioni di grande difficoltà, soprattutto conflitti con i Comuni limitrofi, chiamando in causa personalmente il Priore, impegnandone prestigio e autorità.
Albertino comprese ”i segni dei tempi”: stabilì buoni rapporti con le popolazioni perché valevano ben più che formali rispetti giuridici, e attraverso uno spirito di pace e di conciliazione, di apertura e generosità riuscì a stabilire nuovi rapporti anche con i Comuni, il nuovo potere emergente.
Morì nel mese di aprile del 1294, fu sepolto nella chiesa di Fonte Avellana, dove riposa tutt’oggi.

 

Notizie tratte da “S. ALBERTINO – Priore di Fonte Avellana” di Manlio Brunetti, in occasione del Convegno di Studi Storici per il VII Centenario della morte di S. Albertino tenutosi a Fonte Avellana nel 1994.

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